home search menu
«Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente»
Magistratura e società / cinema e letteratura
«Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente»
di Donatella Salari
Giudice del Massimario della Corte di Cassazione
Il film con cui Daniele Luchetti ha ricostruito la vita di Jorge Mario Bergoglio
«Chiamatemi Francesco - Il Papa della gente»

                                               “Dove c'è pericolo cresce anche ciò che salva”.

                                                                                    Friedrich Hölderlin

 

Molti sono i pensieri su questo film.

Il primo è quello del respiro profondo della storia che c’incalza nell’immagine cruda ed esplicita dell’insegnante di chimica del giovane Jorge Bergoglio gettata nell’oceano dall’alto di un aereo militare dopo essere stata narcotizzata.

Con quell’immagine non si può venire a patti perché ha un bagliore accecante e atemporale sui misfatti di un altro Jorge, quel Jorge Rafael Videla, capo del violento regime argentino che tra il 1976 e il 1981 consumò la tragedia dei trentamila desaparecidos e dei bambini rubati in numero imprecisato, quello stesso che, mentre scorrono le inquietanti immagini della repressione, dichiara pubblicamente (1979): “Un desaparecido è un’incognita: non ha identità, non esiste, né morto né vivo», uomo, peraltro, che si dichiara religiosissimo perché, come insegna il Nobel Wisława Szymborska: “... i piranha, non dubitano mai della bontà delle loro azioni”.

Un altro pensiero è quello sulla corruzione che oggi Papa Bergoglio sta sfidando e il suo richiamo al nostro essere responsabili nel ritrovare una nostra verità collettiva ed una nostra perduta umanità.

L’ardimentosa certezza di papa Francesco, è tutta lì, in quella sofferenza vissuta nella morte violenta come evento quotidiano, come la tortura e le uccisioni dei preti di strada Yorio e Jalics rapiti e seviziati dagli aguzzini di Videla per cinque mesi.

Le scaturigini della violenza sono già ineludibilmente gettate dalla dittatura argentina verso il mondo di oggi, di quegli anni che sembrano – a torto – tanto lontani, ma che avvertiamo come una lama acuminata nascosta tra le pieghe generose di altre società opulente ed indifferenti di quegli anni settanta. Oggi ci sembra di essere stati sorpresi dal terrorismo e dalla sua sottovalutazione, ma, forse, di diverso vi è solo che la morte da extrascenica è stata platealmente mostrata insieme alla  fine del “non detto” e del pensiero simbolico, ossia la perdita della nostra spiritualità. 

Anche la politica ed i suoi compromessi, come il denaro che corrompe tutto, sono i grandi personaggi antagonisti di un giovane Bergoglio che per piangere i suoi morti si nasconde, ma che può fermare le ruspe della speculazione edilizia dicendo messa davanti ai bulldozer che vorrebbero, in nome del progresso, radere al suolo un quartiere povero di Buenos Aires. Dunque Bergoglio è proprio così, grave e lieve nello stesso tempo, ironico, ma forte dell’ostinata certezza di chi conosce il suo cammino.

Vengono, allora, in mente gli scandali vaticani di questi ultimi giorni, ma i c.d. corvi di oggi non sono niente davanti a ciò che il film racconta e la sicurezza del Papa nel reprimerli sta tutto in ciò che lui ha vissuto. Anche allora, giovane padre provinciale dei gesuiti in Argentina e rettore del Colegio Maximo, sarà tradito dai suoi stessi sacerdoti, perché di corvi ce ne sono per tutte le stagioni, ma anche respinto dalle gerarchie ecclesiastiche che lo consigliano di girarsi dall’altra parte mentre invocano il progresso come giustificazione di un’improbabile “ascensore sociale”.

Il film narra, senza retoriche agiografie, anche le sconfitte del gesuita Bergoglio e la sua implacabile sapienza nel non cedere alle parole carezzevoli del disimpegno mentre tutto intorno a lui mostra il torpore morale dell’omologazione al potere e dell’accettazione della violenza.

Protagonista straziante del film è anche la giurisdizione, annichilita dalla dittatura, nella drammatica sequenza dell’ostinato Giudice Alicia che continua a lavorare in solitudine e senza mezzi sui suoi fascicoli, cambiando il figlio neonato – battezzato dal giovane Bergoglio –, sulla scrivania d’ufficio, isolata dai colleghi conformisti, pronti ad omologarsi al pensiero unico dell’autoritarismo che ha avvelenato ogni pozzo culturale. La polizia arriverà presto nell’Ufficio del Giudice portando via i suoi fascicoli ed impedendo ad Alicia di entrare nella sua stanza, mentre  la cancelliera immobilizzata dalla polizia le urla in lacrime che è tutto finito.

Insomma, quello di Papa Bergoglio non è il racconto di una redenzione utopica, perché la sua storia è sufficientemente accecante da annichilire, con l’energica forza di una persuasione, il nostro presente immobilizzato sull’orizzonte di un eterno tramonto              

12 dicembre 2015
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La giornata particolare di una giuria popolare
La giornata particolare di una giuria popolare
di Oscar Magi
Una nuova recensione per La convocazione di Enrico Maisto, un film in cui l'autore passa con naturalezza dalla narrazione del registro intimo e quotidiano dei convocati a comporre la giuria a quello solenne del giuramento finale in un crescendo emotivo e intenso.
3 febbraio 2018
La convocazione, un film civile
La convocazione, un film civile
di Ilio Mannucci Pacini
La recensione al documentario di Enrico Maisto, un'opera in cui sensazioni ed emozioni esprimono il punto di vista dei cittadini comuni sull’istituzione giudiziaria e sulla giustizia
20 gennaio 2018
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
di Fabio Gianfilippi
Guardando le “Ombre della sera”, un film di Valentina Esposito
18 novembre 2017
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
di Ennio Tomaselli
Riflessioni su A Ciambra, il film di Jonas Carpignano prodotto da Martin Scorsese
28 ottobre 2017
La Corte, un film di Christian Vincent
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
di Simonetta Rubino
La recensione all'ultimo film del regista salentino presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia
16 settembre 2017
Stato e Chiesa nell'età dei diritti
Stato e Chiesa nell'età dei diritti
di Nicola Colaianni
Pubblichiamo un estratto dell'introduzione dell'ultimo libro di Nicola Colaianni "La lotta per la laicità. Stato e Chiesa nell'età dei diritti" (Cacucci editore, Bari)
22 aprile 2017
Manchester by the sea
Manchester by the sea
di Isabella Mariani
La recensione al film di Kenneth Lonergan, vincitore di due premi Oscar: miglior sceneggiatura originale, miglior attore protagonista per Casey Affleck
18 marzo 2017
Arrival, un film di Denis Villeneuve
Arrival, un film di Denis Villeneuve
di Bruno Capponi
Il circolo e il tempo sono le chiavi di lettura di quest'opera presentata all'ultimo Festival di Venezia
5 febbraio 2017
Lion, la strada verso casa
Lion, la strada verso casa
di Carla Spagnuolo
La ricchezza del film sta nel trattare in modo non didascalico il tema del diritto alla conoscenza delle origini, il valore della fratria, il significato delle adozioni
21 gennaio 2017
Newsletter


Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Magistratura e società
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà*
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà*
di Mariarosaria Guglielmi
Dialogare con il pensiero di Stefano Rodotà è un dovere intellettuale ed anche un dovere di non rassegnazione, è un impegno per la difesa e per l’affermazione dei diritti, è un impegno per rivendicare una politica che deve renderli possibili
22 maggio 2018
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
di Fabio Gianfilippi
Il libro, tessuto con sensibilità da Silvia Buzzelli e Marco Verdone, è una narrazione a molte voci. Vi si racconta la specialità del progetto rieducativo che si è a lungo condotto nell'isola del Mar Ligure e che, anche se l’attualità sembra segnare tristi arretramenti, merita invece di essere proseguito e replicato altrove. Se il reato è nel suo fondo cecità all’altro e ai suoi bisogni, la pena deve avere l’obiettivo primario di condurre la persona condannata a scoprire il valore del diverso da sé.
28 aprile 2018
La miccia della liberazione*
La miccia della liberazione*
di Raniero La Valle
La giustizia e la pace sono le due grandi conquiste della lotta di Liberazione su cui è stato costruito poi l’intero edificio della nostra Costituzione. Esse non erano però solo delle stazioni di partenza ideali, ma traguardi reali da raggiungere, erano la costituzione materiale da attuare e non solo per noi, ma per tutti. Infatti sono beni comuni universali, e proprio qui, nel Mediterraneo, la giustizia e la pace hanno avuto la loro culla.
27 aprile 2018
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
di Paola Perrone
Va riconosciuto che, per chi non ha vissuto quei momenti, la valutazione del 25 aprile risulta influenzata dal senno del poi. Non tiene conto delle previsioni, aspettative, timori, sbandamenti di tutti gli italiani dell’Alta Italia, e dei partigiani in particolare, nei mesi che seguirono l’8 settembre 1943. Con uno stile che ricorda la storiografia anglosassone, Carlo Greppi cerca di dar conto col senno del prima di ciò che avvenne in quei fatidici mesi. Per farlo, sceglie di scrivere di tre personaggi e tre eventi che meglio di altri condensano insieme timori e determinazione resistenziali.
25 aprile 2018
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
di Paola Perrone
In questo libro-intervista, Gianrico Carofiglio parte da un valore che poi non abbandona: ogni soggetto politico deve essere consapevole del proprio agire e responsabile delle scelte che fa. Infatti «l’imperturbabilità» davanti al male «può essere una buona tecnica per il benessere personale ma non è un valore», mentre la sofferenza altrui, le discriminazioni, i grandi problemi del mondo dovrebbero essere sempre all’attenzione del politico e del cittadino, provocando in loro una «forma controllata di disagio» che li porta a scelte anche «compromissorie» pur di ottenere il risultato di attenuare quel male.
21 aprile 2018
La Scuola della magistratura e la memoria
La Scuola della magistratura e la memoria
di Luca Baiada
Con questo intervento, Questione Giustizia intende avviare una riflessione sul ruolo della giurisdizione nella cultura antifascista
13 aprile 2018