home search menu
Io, Daniel Blake
Magistratura e società / cinema e letteratura
Io, Daniel Blake
di Simonetta Rubino
Giudice del Tribunale di Sorveglianza di Bari
Recensione al film di Ken Loach, vincitore della Palma d'oro al Festival di Cannes 2016

Torna Ken Loach con un film denunzia, a favore di quelli che, niente di più e niente di meno, sono semplici cittadini, semplici lavoratori.

La storia è quella di un uomo che dopo un infarto non può più svolgere il suo amato lavoro di carpentiere e che dunque prova a ottenere dallo stato il sussidio per l'invalidità. In questa ricerca finalizzata ad ottenere solo quanto gli spetta, il protagonista si scontra con una burocrazia beffarda, con l’agire cieco e cinico dei dipendenti di uno stato improntato ad una dimensione di apparente efficienza aziendalistica, ma in verità sordo, folle e stritolante.

E mentre conduce la sua battaglia, precipita in una situazione di indigenza assoluta.

Nel percorso paradossale che il protagonista affronta con dignità strepitosa, incontra un'altra vittima di questo stato: una donna – peraltro una giovane attrice disoccupata, bravissima, cresciuta in un ambiente operaio - madre di due bambini, single in difficoltà economiche, che per un ritardo di pochi minuti perde qualcosa di estremamente importante: il suo diritto all'assegno mensile.

La fine del film lascia affranti, ma riflessivi, profondamente toccati ma nel contempo arrabbiati.

Il film mette sotto la lente di ingrandimento una realtà che ormai ci ha avvolti penetrando il nostro vivere quotidiano ed ignorando ogni tentativo di resistervi; ci mostra come una folle e cieca burocrazia ammazza e stritola l’individuo anche nei paesi notoriamente “civili” (siamo a Newcastle) mettendo a dura prova la forza e la pazienza dei cittadini e rischiando di piegarne e spegnerne ogni briciola di dignità.

Il film ci descrive, in termini leggeri ma potenti, semplici e per questo chiari, la fatica silenziosa, drammatica e dignitosa, di coloro che nel mondo attuale caratterizzato da un sistema solo teoricamente efficiente, sono costretti a gestire quei momenti della vita che li obbligano ad interfacciarsi con le amministrazioni dello Stato. Persone che dopo aver dato per una vita intera, nel momento del bisogno chiedono di “parlare”, di “ascoltare e farsi ascoltare”, di “guardare in faccia l’altro”, rifiutando di interloquire con freddi moduli elaborati da un computer e continuando testardamente ad usare la matita.

Persone che, per questo, disperano, dopo comunque aver provato caparbiamente a resistere, cercando di affermare la propria individualità (tutta in quell’Io, Daniel Blake nel quale io però, finiscono per ritrovarsi accomunati in tanti).

Persone che questo tempo e questo sistema con una meticolosa e sottile arroganza piano cancella, dimentica, annulla.

È un film, quello di Ken Loach che, al netto di ogni retorica, mostra il cinismo di una evoluzione solo apparente dello Sato cd. efficiente; evoluzione che, invece, maschera l’assenza più totale e assoluta della presunta efficienza, che denuncia la ipocrisia di una democrazia, di un sistema che, improntato ed ubbidiente al sistematico taglio della spesa, taglia invece, pota e distrugge senza speranza di rinascita, le vite umane.

È un film che non consola, che dunque lascia sconsolati ma non per questo meno arrabbiati sebbene senza speranza posto che il contesto è quello chiaro della deriva di uno stato improntato ad un efficienza cieca ottusa e stritolante.

Ancora una volta Loach mette in scena la sua attenzione per il proletariato e per la sua cultura silenziosa, un proletariato che nonostante la sua condizione non cede all’egoismo.

Ed infatti se la si cerca, la si trova una ragione per consolarsi: nel film quel che più accarezza, scalda e conforta è l’amicizia e il forte senso di solidarietà che nasce e lega i protagonisti: entrambi silenziose vittime del medesimo sistema.

Nel grigiore della realtà che impera in questo stato deciso e caparbio, il colore ed il calore son dati dal forte senso di solidarietà che nasce - come è ovvio - solo lì dove c’è sofferenza e oppressione.

Come, del resto, da sempre.

La dignità dei personaggi è altissima e il film coinvolge senza diventare utopico nel ricordare e coltivare l’obiettivo della speranza quale forma di difesa e di alternativa ad un sistema che procede imperterrito ignorando quel che dovrebbe efficientemente gestire: il valore dell’individuo e del lavoratore.

19 novembre 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Lo sguardo che manca alla giustizia
Lo sguardo che manca alla giustizia
di Donatella Stasio
Il film «Sulla mia pelle», che racconta la vicenda di Stefano Cucchi, sollecita molte riflessioni tra cui quella sull’impersonalità (brutale) delle istituzioni, compresa la giustizia, e sulle sue ricadute negative nel rapporto di fiducia con i cittadini. Un problema antico ma ricorrente e cruciale nella vita delle istituzioni, di cui i magistrati devono farsi carico con i loro comportamenti. Secondo Piero Calamandrei, bisogna che «anche nel processo circoli questo senso di fiducia, di solidarietà e di umanità, che è in tutti i campi lo spirito animatore della democrazia»
18 settembre 2018
Dogman, una scellerata storia di periferia
Dogman, una scellerata storia di periferia
di Patrizia Rautiis
Matteo Garrone, ispirato dalla vicenda romana del Canaro, torna con la sua macchina da presa sul litorale campano per tratteggiare un universo di violenza e degrado in cui Bene e Male finiscono per mescolarsi, perdendo i propri confini
2 giugno 2018
La casa sul mare, un film di Robert Guédiguian
La casa sul mare, un film di Robert Guédiguian
di Patrizia Papa
Il regista francese ci regala una storia di straordinaria bellezza, raccontata con delicatezza e asciuttezza. Un'opera in cui la trama si dipana perché ciascun personaggio possa riappropriarsi della sua storia e della vita. Mentre il treno sullo sfondo continuamente va e poi ritorna. Perché la vita non può fermarsi
26 maggio 2018
La giornata particolare di una giuria popolare
La giornata particolare di una giuria popolare
di Oscar Magi
Una nuova recensione per La convocazione di Enrico Maisto, un film in cui l'autore passa con naturalezza dalla narrazione del registro intimo e quotidiano dei convocati a comporre la giuria a quello solenne del giuramento finale in un crescendo emotivo e intenso.
3 febbraio 2018
La convocazione, un film civile
La convocazione, un film civile
di Ilio Mannucci Pacini
La recensione al documentario di Enrico Maisto, un'opera in cui sensazioni ed emozioni esprimono il punto di vista dei cittadini comuni sull’istituzione giudiziaria e sulla giustizia
20 gennaio 2018
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
di Fabio Gianfilippi
Guardando le “Ombre della sera”, un film di Valentina Esposito
18 novembre 2017
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
di Ennio Tomaselli
Riflessioni su A Ciambra, il film di Jonas Carpignano prodotto da Martin Scorsese
28 ottobre 2017
La Corte, un film di Christian Vincent
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
di Simonetta Rubino
La recensione all'ultimo film del regista salentino presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia
16 settembre 2017
Manchester by the sea
Manchester by the sea
di Isabella Mariani
La recensione al film di Kenneth Lonergan, vincitore di due premi Oscar: miglior sceneggiatura originale, miglior attore protagonista per Casey Affleck
18 marzo 2017
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Magistratura e società
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
Regole e principi per un buon giornalismo non per un giornalismo buono: la nuova edizione delle Linee guida della Carta di Roma
di Paola Barretta
L’Associazione Carta di Roma è stata fondata nel dicembre 2011 per dare attuazione al protocollo deontologico per una informazione corretta sui temi dell’immigrazione, siglato dal Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti (CNOG) e dalla Federazione nazionale della stampa italiana (FNSI) nel giugno del 2008
15 ottobre 2018
Diritti, identità, culture (tra alti e bassi giurisprudenziali)*
di Nicola Colaianni
Nella società delle grandi migrazioni il principio della legge uguale per tutti subisce l’assalto di nuove culture e di pretesi diritti culturali differenziati. La fallacia di questa interpretazione alla luce del dettato costituzionale non di rado, tuttavia, viene fondata su un inesistente obbligo di adesione ai “valori occidentali”. Viceversa il rispetto del diritto all’identità cultural-religiosa consente una interpretazione del diritto positivo in modo accogliente le altre culture, fino a che queste non contrastino con i diritti fondamentali: un uso interculturale del diritto
24 settembre 2018
Messa alla prova, quasi un romanzo di formazione
Messa alla prova, quasi un romanzo di formazione
di Andrea Natale
Ennio Tomaselli, per anni magistrato a Torino soprattutto in ambito minorile, è autore di numerose pubblicazioni, tra cui Giustizia e ingiustizia minorile. Tra profonde certezze e ragionevoli dubbi (FrancoAngeli, 2015). Messa alla prova (Manni editore, 2018) è il suo primo romanzo che, non per caso, ruota (anche, ma non solo) attorno al mondo della giustizia minorile. I personaggi: un cancelliere di tribunale, un giudice minorile e un ragazzo con alle spalle un’adozione fallita. Li accomuna un desiderio insoddisfatto di giustizia
22 settembre 2018
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
Pier Amato Perretta. Una vita per la libertà
di Giuseppe Calzati
Un magistrato impegnato nell’associazionismo delle origini, che previde la deriva autoritaria del fascismo e che ad esso si oppose fino alla scelta di abbandonare l’ordine giudiziario e fino al sacrificio della vita durante la Resistenza
14 settembre 2018
Il giudice dei diritti
Il giudice dei diritti
di Marco Del Gaudio
La legittimazione autonoma della giurisdizione è un dato necessario che deriva dal suo ruolo di controllo sull’esercizio illegale del potere, a prescindere dalla “quantità di volontà popolare” che ha contribuito a legittimare quel potere di Governo. Nessun consenso rende lecito un atto di Governo contrario alle regole, ed è essenziale che la violazione sia accertata, riconosciuta e stigmatizzata in sede giurisdizionale. A maggior ragione nessun consenso, per quanto maggioritario o pressoché unanime, potrebbe rendere lecito un comportamento previsto dalla legge come reato
14 settembre 2018
Il Forteto, storia, poco nota, di una comunità maltrattante
Il Forteto, storia, poco nota, di una comunità maltrattante
di Vittorio Borraccetti
Nella comunità del Forteto, in territorio toscano, molte persone affidate per ragioni di cura e sostegno sono state maltrattate e abusate per decenni. La lettura delle sentenze del processo conclusosi da poco in Cassazione, e anche di precedenti decisioni giudiziarie, ha fatto emergere non solo i fatti delittuosi ma anche i comportamenti negligenti se non corrivi di chi doveva vigilare
11 settembre 2018