home search menu
La verità sta in cielo. Ma non per tutti
Magistratura e società / cinema e letteratura
La verità sta in cielo. Ma non per tutti
di Andrea Meccia
Giornalista e scrittore
Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda di Emanuela Orlandi, desaparecida a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione

Se La verità sta in cielo fosse una docu-fiction targata Rai da mandare in prima serata, se al termine della visione, un giornalista armato di taccuino intervistasse il regista Roberto Faenza e i suoi collaboratori in uno studio Tv, facendosi raccontare un po’ la genesi, lo sviluppo, la realizzazione, la tesi di questo interessante film, qualcos’altro si smuoverebbe intorno al caso di Emanuela Orlandi? Per adesso, il lavoro di Faenza sulla vicenda della cittadina vaticana desaparecida a Roma un pomeriggio d’estate del 1983, è “soltanto” un dignitoso film, cinematograficamente non entusiasmante, ma onesto, prezioso e carico di passione.

Il cinema italiano di inchiesta – di cui Francesco Rosi è stato maestro inarrivabile  ha sempre dato i suoi risultati migliori quando, reinventando i dolorosi eventi che hanno segnato la stagione repubblicana, non pretendeva di ricostruire didascalicamente i fatti e non offriva all’opinione pubblica verità facilmente digeribili. Quel tipo di cinema ha trionfato, quando sapeva dare allo spettatore ulteriori elementi di dubbio, quando scatenava domande alimentando la sete di verità. Laddove ha scelto di raccontare gli eventi partendo da tesi ben definite e chiaramente esplicitate, i film ne hanno sempre risentito dal punto di vista artistico, ma hanno avuto ragione di esistere anche in virtù della passione politico-civile che li accompagnava. Un esempio per tutti, il cinema militante di Giuseppe Ferrara.

La verità sta in cielo, figlio naturale e legittimo di questi tempi liquidi, non può che collocarsi a metà strada fra queste due tendenze. Per ragioni politiche da un lato, per scelte estetiche dall’altro. Con un linguaggio e una messa in scena poco cinematografica, Faenza si avvicina di più ai canoni e ai ritmi estetici di una buona Tv moderna. Non lo fa con eleganza e raffinatezza travolgenti, ma con una mano sicura, abile, che sa ciò che vuole, pronta a solcare un mare che può improvvisamente diventare tempestoso.

Faenza racconta la vicenda Orlandi con i piedi ben piantati nella contemporaneità. La questione “Mafia capitale”, le gesta di Massimo Carminati e il pontificato di Papa Francesco sono il punto di partenza di un flash-back di una storia iniziata trentatré anni fa, al crepuscolo della Guerra Fredda, nei primi anni di pontificato di Karol Woytila, mentre a Roma lo scettro del potere criminale è nelle mani deli ragazzi brutti, sporchi e cattivi della Banda della Magliana, gente di strada che sa dialogare con la politica e la finanza.

La verità sta in cielo è un film molto femminile. Di Emanuela Orlandi pochi fotogrammi, il famoso manifesto che ne denunciava la scomparsa e le immagini in super8 della sua infanzia.

Le protagoniste sono tre. Una giornalista italo-inglese (Maya Sansa) che viene in Italia per scoprire la verità sul caso Orlandi dopo lo scoppio di Mafia capitale. Una giornalista italiana (Valentina Lodovini) che ha a lungo indagato sulla sua scomparsa e che ha raccolto la testimonianza di Sabrina Minardi (la bravissima Greta Scarano), la compagna di Renatino De Pedis (Riccardo Scamarcio), il boss testaccino della Banda della Magliana.

Faenza dà grande spazio alla figura della Minardi e a quella del suo compagno, alle loro vicende di sesso e potere, alla pericolosa intimità intessuta con politici, faccendieri e uomini di Chiesa, culminata con la sepoltura di De Pedis nella Basilica di Sant’Apollinare. Fu lei a fornire nuove piste sulla scomparsa di Emanuela Orlandi. Ed è soprattutto lei che dialogando con la giornalista, scandisce i tempi e i contenuti della narrazione filmica.

Faenza non trascura nessun elemento del contesto di quei burrascosi anni ’80, musicalmente ricostruiti attraverso le canzoni di Toto Cutugno. Tiene dentro la politica (il senatore Vitalone e il fratello, avvocato di De Pedis), la finanza (Calvi, lo Ior, Monsignor Marcinkus), opachi faccendieri (Flavio Carboni), le vicende interne della Banda della Magliana, le perizie compiacenti ai boss (il professor Aldo Semerari) il terrorismo internazionale (Ali Ağca), la Polonia di Solidarność, le trame vaticane (la morte di Giovanni Paolo I), la figura di Giovanni Paolo II, la Curia Romana.

Per dare maggiore effetto di realtà utilizza molto materiale di repertorio televisivo, coinvolge Pietro Orlandi (il fratello di Emanuela) nel ruolo di se stesso e rende omaggio alla trasmissione Chi l’ha visto? che tanto si è dedicata alla ricerca di una verità che da qualche parte, in mezzo ai comuni mortali, sarà scritta e che Faenza, in un finale scenograficamente rarefatto, invita, chi di competenza, a continuare a cercare.

15 ottobre 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La giornata particolare di una giuria popolare
La giornata particolare di una giuria popolare
di Oscar Magi
Una nuova recensione per La convocazione di Enrico Maisto, un film in cui l'autore passa con naturalezza dalla narrazione del registro intimo e quotidiano dei convocati a comporre la giuria a quello solenne del giuramento finale in un crescendo emotivo e intenso.
3 febbraio 2018
La convocazione, un film civile
La convocazione, un film civile
di Ilio Mannucci Pacini
La recensione al documentario di Enrico Maisto, un'opera in cui sensazioni ed emozioni esprimono il punto di vista dei cittadini comuni sull’istituzione giudiziaria e sulla giustizia
20 gennaio 2018
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
Quando le ombre del carcere si allungano sugli affetti
di Fabio Gianfilippi
Guardando le “Ombre della sera”, un film di Valentina Esposito
18 novembre 2017
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
Pio Amato: un nome tenero in una vicenda dura. Da ricordare, comunque
di Ennio Tomaselli
Riflessioni su A Ciambra, il film di Jonas Carpignano prodotto da Martin Scorsese
28 ottobre 2017
La Corte, un film di Christian Vincent
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
“La vita in comune” di Edoardo Winspeare
di Simonetta Rubino
La recensione all'ultimo film del regista salentino presentato alla 74esima Mostra del cinema di Venezia
16 settembre 2017
Manchester by the sea
Manchester by the sea
di Isabella Mariani
La recensione al film di Kenneth Lonergan, vincitore di due premi Oscar: miglior sceneggiatura originale, miglior attore protagonista per Casey Affleck
18 marzo 2017
Arrival, un film di Denis Villeneuve
Arrival, un film di Denis Villeneuve
di Bruno Capponi
Il circolo e il tempo sono le chiavi di lettura di quest'opera presentata all'ultimo Festival di Venezia
5 febbraio 2017
Lion, la strada verso casa
Lion, la strada verso casa
di Carla Spagnuolo
La ricchezza del film sta nel trattare in modo non didascalico il tema del diritto alla conoscenza delle origini, il valore della fratria, il significato delle adozioni
21 gennaio 2017
La verità negata
La verità negata
di Patrizia Papa
Recensione a “Denial”, film del regista britannico Mick Jackson
26 novembre 2016
Newsletter


Fascicolo 1/2018
Il pubblico ministero nella giurisdizione
La responsabilità civile fra il giudice e la legge
Magistratura e società
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
Gorgona e altre isole-carcere. Soprattutto una lettura di Salvati con nome
di Fabio Gianfilippi
Il libro, tessuto con sensibilità da Silvia Buzzelli e Marco Verdone, è una narrazione a molte voci. Vi si racconta la specialità del progetto rieducativo che si è a lungo condotto nell'isola del Mar Ligure e che, anche se l’attualità sembra segnare tristi arretramenti, merita invece di essere proseguito e replicato altrove. Se il reato è nel suo fondo cecità all’altro e ai suoi bisogni, la pena deve avere l’obiettivo primario di condurre la persona condannata a scoprire il valore del diverso da sé.
28 aprile 2018
La miccia della liberazione*
La miccia della liberazione*
di Raniero La Valle
La giustizia e la pace sono le due grandi conquiste della lotta di Liberazione su cui è stato costruito poi l’intero edificio della nostra Costituzione. Esse non erano però solo delle stazioni di partenza ideali, ma traguardi reali da raggiungere, erano la costituzione materiale da attuare e non solo per noi, ma per tutti. Infatti sono beni comuni universali, e proprio qui, nel Mediterraneo, la giustizia e la pace hanno avuto la loro culla.
27 aprile 2018
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
Il 25 aprile in tre storie di resistenza
di Paola Perrone
Va riconosciuto che, per chi non ha vissuto quei momenti, la valutazione del 25 aprile risulta influenzata dal senno del poi. Non tiene conto delle previsioni, aspettative, timori, sbandamenti di tutti gli italiani dell’Alta Italia, e dei partigiani in particolare, nei mesi che seguirono l’8 settembre 1943. Con uno stile che ricorda la storiografia anglosassone, Carlo Greppi cerca di dar conto col senno del prima di ciò che avvenne in quei fatidici mesi. Per farlo, sceglie di scrivere di tre personaggi e tre eventi che meglio di altri condensano insieme timori e determinazione resistenziali.
25 aprile 2018
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
“Con i piedi nel fango. Conversazioni su politica e verità”
di Paola Perrone
In questo libro-intervista, Gianrico Carofiglio parte da un valore che poi non abbandona: ogni soggetto politico deve essere consapevole del proprio agire e responsabile delle scelte che fa. Infatti «l’imperturbabilità» davanti al male «può essere una buona tecnica per il benessere personale ma non è un valore», mentre la sofferenza altrui, le discriminazioni, i grandi problemi del mondo dovrebbero essere sempre all’attenzione del politico e del cittadino, provocando in loro una «forma controllata di disagio» che li porta a scelte anche «compromissorie» pur di ottenere il risultato di attenuare quel male.
21 aprile 2018
La Scuola della magistratura e la memoria
La Scuola della magistratura e la memoria
di Luca Baiada
Con questo intervento, Questione Giustizia intende avviare una riflessione sul ruolo della giurisdizione nella cultura antifascista
13 aprile 2018
“Conflitti pratici. Quando il diritto diventa immorale”
“Conflitti pratici. Quando il diritto diventa immorale”
di Antonio Scalera
Cosa è un conflitto pratico? È quella situazione che si verifica quando chi agisce ha una ragione giuridica per tenere un comportamento che, tuttavia, è incompatibile con quello preteso da una ragione morale. Di conflitti pratici, argomento di particolare interesse per la filosofia del diritto, si occupa il recente libro di Damiano Canale (Laterza, 2017).
7 aprile 2018