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Magistratura e società / cinema e letteratura
Gone Girl – L’amore bugiardo
di Luciana Razete
Presidente di Sezione Tribunale di Agrigento
Recensione al film di David Fincher
Gone Girl – L’amore bugiardo

L'amore bugiardo è un film ben costruito, raffinato e complesso tratto dall'omonimo romanzo di Gillian Flynn (l'autore ne ha curato la sceneggiatura).

Nick ed Amy (Ben Affleck e Rosamund Pike) una coppia di scrittori che ha perso il lavoro si trasferisce da New York nello stato del Missouri; nel giorno del quinto anniversario di matrimonio la moglie Amy, ex ragazzina prodigio, sparisce lasciando a casa evidenti segni di un aggressione. Le indagini parrebbero portare - in una morbosa opprimente pressione mediatica che trascina l’America – ad individuare nell’abbastanza distaccato ed apatico marito il probabile autore della rapimento e dell'omicidio.

Quest’ultimo - sostenuto soltanto dalla sorella gemella Margot - forse l'unico personaggio dotato di qualità umane ad affettive dell'intera vicenda - sulla base degli indizi lasciati, intuirà che la sparizione è legata un diabolico quanto meticoloso piano della moglie per far scattare un'imputazione di omicidio nei confronti del marito fedifrago. Amy, in una lucida paranoia, ha cercato di inscenare il proprio rapimento ed omicidio, piano interrotto dall'incontro, in un residence, con una coppia di giovani che la ruberanno tutto il denaro contante che ha prelevato per non lasciare traccia nell'uso di carte di credito.

Tale imprevisto, nel cervellotico e diabolico piano, tuttavia non impedisce ad Amy di trovare un alternativa, sfruttando la mai sopita attrazione verso di lei di un ex compagno di liceo al quale narrerà di essere sfuggita al marito violento e aggressivo e che le offrirà un comodo rifugio ma che la donna poi ucciderà, durante un amplesso, in modo particolarmente cruento (la scena dell'uccisione del malcapitato è talmente crudele ed eclatante da provocare nello spettatore un profondo disgusto). Con inversione di rotta del perverso piano, sfruttando al massimo in suo favore la popolarità ed il clamore mediatico suscitato dal presunto rapimento, Amy ritorna a casa coperta di sangue e conservando le tracce biologiche di quello che  farà apparire come un rapimento ed uno stupro al quale ha reagito per legittima difesa. Il ritorno a casa dal marito - in un crescente assedio mediatico di cui Amy, assetata di popolarità, diventa la protagonista - è caratterizzato da immagini edulcorate e da apparenti bozzetti di vita familiare di cui l’opinione pubblica americana è ghiotta e dall'annuncio di una prossima gravidanza. Nick, pur certo del paranoico piano della consorte ma stretto da una sempre più serrata pressione mediatica e soprattutto dall’alternativa di dover abbandonare il figlio nascituro (che Amy pare aver concepito attraverso la banca del seme) resterà a convivere con la paranoica moglie in uno stato di costante paura e raccapriccio interrogandosi sui suoi pericolosi percorsi mentali.

Il film si chiude con la scena finale in cui Nick accarezza una chioma bionda e sogna di srotolare il cervello della moglie nelle sue incredibili spire, per comprenderne i percorsi come nella scena iniziale.

Il ritmo narrativo è abbastanza incalzante e sicuramente avvincente anche se la durata pare eccessiva con qualche caduta di tono. Originale la tecnica narrativa mediante l'alternanza del racconto dei protagonisti in una sorta di progressiva iniziazione alla verità (che ricorda l’altrettanto cupo Seven) in cui l'intreccio narrativo è scandito dai giorni dalla scomparsa con la voce narrante di Amy che, poi, descrive gli eventi e le tecniche messe in atto per condurre a compimento il  perverso piano sostenuto da una paranoica e meticolosa cura dei particolari: Amy pianifica l’amicizia con la vicina più querula e pettegola di cui giunge ad utilizzare i liquidi organici per simulare, dapprima, una finta gravidanza; allaccia rapporti con l'ex compagno di liceo, da sempre invaghito di lei, per ucciderlo simulando uno stupro per poi tornare a casa con l'accoglienza entusiastica che si riserva ad una sopravvissuta .

Molti i temi in questo raffinato e cupo thriller: la crisi economica che ha messo in ginocchio gli Stati Uniti, lo stato di frustrazione conseguente alla perdita del lavoro ma soprattutto lo strapotere dei mezzi di informazione con la spettacolarizzazione degli eventi con assoluto cinismo; la morbosità dell’ipinine pubblica e la sua volubilità nell’approccio alle notizie: Nick da apatico coniuge in cerca della moglie scomparsa, diventa presto uno spietato Killer per poi prendere, il ruolo di tenero marito dopo la ricomparsa della moglie e l'annuncio della gravidanza.

La scomparsa di Amy monopolizza le trasmissioni televisive senza alcun pudore e con morbosa curiosità per le vicende intime della coppia e trascina le folle smaniose di scattare un selfi; fenomeno, tipicamente americano, di isteria collettiva. Questo forse l'aspetto più interessante del film insieme all’amara riflessione sulle ipocrisie della vita di coppia e sulle sue sommerse dinamiche affettive ed emozionali dove il rancore, il risentimento, il desiderio di prevaricazione sull'altro talora prevalgono sui sentimenti esteriorizzati.

Efficace rappresentazione delle dinamiche collettive e individuali della società americana con la morbosa curiosità per eventi di risonanza mediatica, in una disperata ricerca di popolarità con la costruzione di  un immagine edulcorata e buonista della famiglia

Altrettanto originale la sceneggiatura curata da Flynn, autore del libro, a parte qualche scena probabilmente troppo lunga e gratuita, con l’ originalità nel finale che suggella il successo del piano diabolico della paranoica Amy, pur nel mutamento di rotta.

Il film risente di una eccessiva lunghezza, dell'esasperazione di alcune scene di sesso violento e cruente ma soprattutto di una certa superficialità nell'approfondimento della personalità dei protagonisti, persone senza qualità e sentimenti autentici (Margot, sorella gemella di Nick, pare l’unico personaggio positivo, dotato di sincero affetto e generosità) ed è appesantito da una troppo calcata stereotipizzazione di alcune figure di contorno come la conduttrice televisiva, l’ intervistatrice, la vicina pettegola che non lo fa certo collocare all’apice del thriller psicologico.

La figura della paranoica Amy, interpretata dalla pur brava Rosamund Pike, impallidisce a confronto di altri folli crudeli della migliore tradizione cinematografica come il Norman Bates- interpretato dall'inarrivabile Antony Perkins di Psyco o lo scrittore in declino di Shining, interpretato da un ispirato Jack Nicholson.

La suspense è alquanto contenuta perché la pur sapiente costruzione lascia, intravedere, dietro l'apparente sparizione un architettura diabolica fin dalle prime battute e forse questa intuizione, insieme alla lunghezza della pellicola e alla struttura un po' grezza del profilo psicologico dei personaggi -senza particolari approfondimenti- ne fa un film un po' troppo cupo e per certi aspetti non esaltante; insomma certo non un classico del “brivido” intendendo per classico un film senza tempo che non smette mai di stupire. 

22 febbraio 2015
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