home search menu
Note all'ordinanza del Tribunale di Trieste del 22 giugno 2018
Giurisprudenza e documenti
Note all'ordinanza del Tribunale di Trieste del 22 giugno 2018
di Mariarosa Pipponzi
presidente di sezione del Tribunale di Brescia
L’ordinanza del Tribunale di Trieste offre interessanti spunti di riflessione in merito alla regolamentazione dell’esercizio del diritto alla protezione internazionale e dell’ammissibilità del ricorso alla procedura di urgenza avanti alle sezioni specializzate in materia di immigrazione, quale rimedio in caso di rifiuto da parte della autorità competente alla ricezione della domanda

Un cittadino pakistano, giunto a Pordenone in data 11 marzo 2018 attraverso la rotta terrestre, si presentava immediatamente alla locale questura manifestando la propria intenzione di domandare protezione internazionale, ma gli veniva negato l’accesso alla procedura in quanto non era in grado di dimostrare di avere dimora nel territorio. Lo straniero, che aveva raggiunto il fratello accolto in una struttura prefettizia per richiedenti protezione internazionale, impossibilitato ad accedere alle misure di accoglienza previste per i richiedenti protezione internazionale a causa dell’impossibilità di accesso alla procedura e privo di mezzi di sussistenza, otteneva aiuto dalla Croce rossa italiana che accettava di ospitarlo nel dormitorio sito nella località di Porcia per la notte, garantendogli altresì un pasto giornaliero.

L’attestazione fornita dalla Croce rossa al cittadino pakistano, tuttavia, non era considerata documentazione idonea dalla questura di Pordenone che l’8 maggio 2018, convocato lo straniero, procedeva al rilevamento delle sue impronte e gli consegnava verbale di identificazione ed elezione di domicilio ex art. 161 cpp e nomina del difensore ex art. 96 cpp per l’avvio delle indagini in ordine al reato p. e p. dall’art. 10-bis legge n. 286/98 (soggiorno irregolare).

Fallito così ogni tentativo di presentare la domanda di protezione internazionale e trovandosi a rischio di espulsione, il cittadino pakistano presentava ricorso ex art. 700 cpc alla Sezione specializzata in materia di immigrazione, protezione internazionale e libera circolazione dei cittadini dell’Unione europea del Tribunale di Trieste al fine di ottenere l’accertamento del suo diritto all’accesso alla procedura previa declaratoria di illegittimità del diniego della questura di Pordenone. 

Il condivisibile provvedimento di accoglimento del Tribunale di Trieste prende le mosse dalla constatazione che il diritto alla protezione internazionale è un diritto assoluto ed incomprimibile e che l’attuale assetto normativo europeo, in parte recepito nell’ordinamento interno, è improntato alla massima tutela del richiedente.

È, del resto, evidente che negare l’accesso alla procedura equivale a negare in radice ogni possibilità di tutela.

Il Tribunale di Trieste ha affrontato direttamente il merito senza soffermarsi sulle eccezioni preliminari, palesemente infondate se non addirittura pretestuose, sollevate dall’Avvocatura dello Stato a sostegno della tesi dell’Amministrazione.

È opportuno segnalare che l’Avvocatura ha eccepito «il difetto di giurisdizione assoluto in quanto la materia oggetto della lite appartiene alle funzioni esclusive della pubblica amministrazione, e dunque nessun giudice appare dotato del potere di giudicare la controversia».

Al contrario, come emerge dalla diffusa argomentazione della ordinanza in commento, non sussiste alcuna «funzione esclusiva della PA» in materia in quanto gli articoli 6 e 26 del decreto legislativo n. 25/2008 si limitano a designare le autorità che sono preposta alla ricezione della domanda e cioè la polizia di frontiera oppure la questura competente in base al luogo di dimora del richiedente.

Secondo la direttiva 2013/32/UE, peraltro, la presentazione della domanda deve comunque essere accettata anche dall’autorità non competente: «Se la domanda di protezione internazionale è presentata ad altre autorità preposte a ricevere tali domande ma non competenti per la registrazione a norma del diritto nazionale, gli Stati membri provvedono affinché la registrazione sia effettuata entro sei giorni lavorativi dopo la presentazione della domanda» (vds. art. 6 § 1 secondo alinea citata direttiva).

Di conseguenza la questura di Pordenone non doveva esercitare alcun potere discrezionale, ma limitarsi ad acquisire e registrare la domanda di protezione del cittadino straniero ovvero acquisirla e trasmetterla per la registrazione all’ autorità competente.

Si ricorda che l’art. 3 del d. lgs 25/2008 dispone che «(…) Le autorità competenti all'esame delle domande di protezione internazionale sono le commissioni territoriali per il riconoscimento della protezione internazionale, di cui all'articolo 4. 2. L'ufficio di polizia di frontiera e la questura sono competenti a ricevere la domanda, secondo quanto previsto dall'articolo 26 (…)» (cfr. altresì articolo 4 dl n. 13/47 conv. in legge n. 46/17).

Il Tribunale di Trieste ha correttamente rilevato quanto segue:

- la previsione normativa interna ha come unico obiettivo quello di individuare la questura competente per territorio alla ricezione della domanda e, di conseguenza, la dimora consiste nella semplice situazione di fatto di trovarsi fisicamente sul territorio di un comune ricadente sotto la giurisdizione amministrativa della questura;

- l’istruzione prefettizia (prot. Uscita 0003301 del 2 febbraio 2018), in base alla quale il richiedente che non abbia presentato la domanda in polizia di frontiera sarebbe legittimato a presentarla presso la questura di Pordenone solo se nella giurisdizione della stessa egli disponga di «una autonoma sistemazione», ed a condizione di «avere la disponibilità della dimora come sopra indicata già al momento in cui presenta la richiesta di riconoscimento e la questura che esamina la richiesta deve essere messa nelle condizioni di accertare la sussistenza di tale requisito, attraverso la presentazione, a cura del richiedente stesso, di idonea documentazione o, comunque, di elementi probanti certi», per un verso non elimina l’obbligo della questura stessa di adoperarsi per effettuare la registrazione entro sei giorni lavorativi e per altro profilo si pone in evidente contrasto con il principio di effettività;

- nessuna disposizione autorizza la questura a richiedere, al fine di verificare la propria competenza all’accettazione della domanda, una dichiarazione di ospitalità o la prova di «una autonoma sistemazione» che, anzi, finirebbe per rendere, se non impossibile, quantomeno eccessivamente difficile l’esercizio dei diritti conferiti dal diritto della Unione;

- ai sensi della direttiva 2013/33/UE (recepita dal d. lgs n. 142/2015) non si possono esigere dai richiedenti documenti inutili o sproporzionati né imporre loro altri requisiti amministrativi per il solo fatto che gli stessi chiedano protezione internazionale;

- il richiedente aveva presentato attestazione di ospitalità notturna presso la Croce rossa italiana di Porcia che gli garantiva anche un pasto giornaliero, sufficiente a far scattare l’obbligo di accettazione della richiesta di registrazione

Del resto il d. lgs n. 142/2015, che traspone nell'ordinamento interno le norme in materia di condizioni di accoglienza dei richiedenti protezione internazionale previste dalla direttiva 2013/33/UE, stabilisce, all'art. 1 comma 2 che l'accesso alle misure di accoglienza deve essere garantito fin dal momento della manifestazione della volontà di chiedere protezione internazionale, proprio in considerazione del fatto che uno straniero che si dichiari da poco entrato clandestinamente in Italia non ha, di norma, alcuna possibilità di «autonoma sistemazione».

In fatto il rifiuto della questura di Pordenone ha trasformato un richiedente protezione in un indagato per soggiorno illegale.

L’unico rimedito esperibile dal richiedente era appunto quello di ottenere l’accertamento del suo diritto a presentare la domanda dal giudice competente ex lege ai sensi del combinato disposto degli articoli 1 e 3 comma 2 del dl n. 13/2017, convertito in legge n. 46/2017.

Il ricorso alla procedura di urgenza è giustificato, come sottolineato nell’ordinanza del Tribunale di Trieste, dal periculum rappresentato dalla esposizione ad iniziative repressive statuali precluse solamente dalla presentazione della domanda di protezione.

L’alternativa di rivolgersi alla polizia della frontiera da cui aveva fatto ingresso il richiedente, suggerita nel caso di specie dall’Avvocatura dello Stato, oltre che priva di supporto normativo, finirebbe per ritardare ingiustificatamente la presentazione della domanda di protezione e si pone in contrasto con quanto previsto dall’art. 1 del d. lgs n. 142/2015.

5 settembre 2018
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
di Gabriele Serra
La sentenza n. 17717 del 5 luglio 2018 della Cassazione qui annotata, risolve la questione interpretativa in ordine alla obbligatorietà o meno della udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale, nell’ipotesi in cui non sia possibile acquisire la videoregistrazione dell’audizione del ricorrente svoltasi presso la Commissione territoriale. La Corte, nel sostenere la tesi dell’obbligatorietà dell’udienza, in contrasto con la tesi sostenuta da parte della giurisprudenza di merito, utilizza i diversi criteri ermeneutici letterale, sistematico e della ratio legis, fornendo peraltro argomentazioni che possono essere lette in chiave generale quanto ai giudizi in materia di protezione internazionale
13 settembre 2018
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no?
L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
Il Conseil constitutionnel cancella il délit de solidarité… o no? L’aiuto all’ingresso, al soggiorno e alla circolazione di stranieri irregolari nel territorio francese in una recente decisione del Conseil constitutionnel
di Sara Benvenuti
Può la solidarietà configurare un’ipotesi di reato? In Francia, se finalizzata a prestare aiuto all’ingresso o (fino a poco tempo fa) alla circolazione di stranieri irregolari, sì. Prende il nome, nel gergo comune, di délit de solidarité (o di délit d’hospitalité) ed è al centro di un’annosa vicenda giudiziaria che vede come protagonista, tra gli altri, Cédric Herrou, contadino francese divenuto da alcuni anni uomo-simbolo della difesa dei migranti in transito sulla Val Roia al confine con l’Italia. Sulla questione è intervenuta recentemente un’importante decisione del Conseil constitutionnel che, affermando il valore costituzionale della fraternità, sembra voler richiamare all’ordine il legislatore, imponendogli maggior cautela nel punire coloro che mossi da puro intento solidaristico prestano aiuto a stranieri irregolari sul territorio francese. Ma è realmente così?
7 settembre 2018
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
L’utopia di Riace, città invisibile dove si respira la cittadinanza costituzionale
di Donatella Stasio
Modello esemplare di accoglienza, riconosciuto e studiato in tutto il mondo, il piccolo borgo della Locride è una comunità multietnica dove attualmente convivono 1700 riacesi con 400 migranti, e dove si respira un vero sentimento di appartenenza e di condivisione ai valori della solidarietà, dell’uguaglianza e del rispetto della dignità umana. Un esempio tangibile di “cittadinanza costituzionale”. Eppure, dalla fine del 2016 il Ministero dell’interno e la Prefettura di Reggio Calabria hanno bloccato i fondi per i rifugiati sulla base di presunte “criticità” rilevate da alcune ispezioni (al contrario di altre di segno positivo), che hanno comportato l’apertura di un’indagine penale, ma che sembrerebbero parzialmente superate dalla riattivazione, proprio nei giorni scorsi, dei finanziamenti relativi agli ultimi tre mesi del 2016. Intanto, ad agosto è partita una raccolta di fondi (aperta fino a dicembre) che in meno di un mese era già arrivata a 215mila euro
3 settembre 2018
Per la chiarezza di idee sul problema flussi migratori*
di Andrea Proto Pisani* e Giuliana Civinini**
Le grandi migrazioni determinate dalla guerra e dalla fame sono un fenomeno che interesserà tutta la nostra epoca e oltre. Per affrontarle ci vogliono chiarezza e umanità. Prioritario appare garantire l’asilo a chi ne ha diritto, riaprire i canali di migrazione regolare, evitare politiche che possono danneggiare i già precari Stati africani
26 luglio 2018
Ninna nanna per un bambino siriano, ghanese oppure marziano *
Le ong in acque agitate tra Sicilia orientale e Sicilia occidentale
Le ong in acque agitate tra Sicilia orientale e Sicilia occidentale
di Stefano Greco
Questo scritto non ha la pretesa e l’intenzione di risolvere un dibattito interessantissimo attualmente in corso tra i vari uffici giudiziari sul soccorso in mare e i possibili risvolti del favoreggiamento dell’immigrazione, ma vuole solo porre alcune questioni che sono rimaste in ombra ma necessitano di un maggiore approfondimento anche alla luce di quanto accade di ora in ora tra chiusure dei porti, navi che aspettano un luogo sicuro dove sbarcare i sopravvissuti, navi che vengono impedite alla partenza pur non essendo sotto sequestro
18 luglio 2018
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e immigrazione: le direttive del Procuratore della Repubblica di Torino
Pubblichiamo le Direttive per un più efficace contrasto dei reati motivati da ragioni di odio e discriminazione etnico-religiosa e per la più rapida trattazione degli Affari dell’Immigrazione, nel rispetto dei diritti fondamentali delle persone emanate il 9 luglio 2018
17 luglio 2018
La rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale. Riflessioni a margine della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1117/2018
La rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale. Riflessioni a margine della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1117/2018
di Alessandra Favi
La sentenza in commento permette di svolgere alcune brevi riflessioni circa la rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale, oggetto di profonda revisione ad opera della l. n. 46/2017. Punto di riferimento dell’analisi è il diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva sancito all’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
9 luglio 2018
L’asilo come diritto, un momento di riflessione sul tema dell'inclusione
L’asilo come diritto, un momento di riflessione sul tema dell'inclusione
di Carlo Sorgi
Il volume curato da Marco Omizzolo rappresenta uno dei primi tentativi seri di sistematizzare l’esperienza di un venticinquennio di accoglienza dei migranti in Italia, evidenziando l’esigenza di trasformare la migrazione da fenomeno emergenziale a progetto per la crescita e lo sviluppo economico e culturale del Paese
30 giugno 2018
Diritto dell’Ue e soggiorno del richiedente protezione internazionale in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione: qualche osservazione a margine dell’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano (n. 44718/2017)
Diritto dell’Ue e soggiorno del richiedente protezione internazionale in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione: qualche osservazione a margine dell’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano (n. 44718/2017)
di Adelina Adinolfi
Il diritto dell’Unione europea incide sulle norme processuali nazionali attraverso una pluralità di fonti: atti normativi che, pur in assenza di un’armonizzazione complessiva, pongono alcune regole relative a specifici settori, principi enunciati dalla Corte di giustizia, nonché la Carta dei diritti fondamentali. L’incidenza di tali fonti sull’ordinamento interno è talora incerta, in relazione sia al campo di applicazione sia ai contenuti; non è facile, infatti, declinare in regole concrete l’obbligo generale degli Stati membri di assicurare la tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione. Tali difficoltà interpretative sono ben evidenziate dall’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano riguardo alla controversa questione del diritto del richiedente protezione internazionale di soggiornare nello Stato in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione. L’ordinanza costituisce l’occasione per mettere in luce le possibili interpretazioni di alcune norme dell’Unione rilevanti per la questione considerata, avvalorando l’opportunità di ottenere un chiarimento da parte della Corte di giustizia
29 giugno 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Giurisprudenza e documenti
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
Mancanza di videoregistrazione del colloquio dinanzi alla Commissione territoriale e obbligatorietà dell’udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale: la posizione della Corte di cassazione
di Gabriele Serra
La sentenza n. 17717 del 5 luglio 2018 della Cassazione qui annotata, risolve la questione interpretativa in ordine alla obbligatorietà o meno della udienza di comparizione delle parti nel giudizio di protezione internazionale, nell’ipotesi in cui non sia possibile acquisire la videoregistrazione dell’audizione del ricorrente svoltasi presso la Commissione territoriale. La Corte, nel sostenere la tesi dell’obbligatorietà dell’udienza, in contrasto con la tesi sostenuta da parte della giurisprudenza di merito, utilizza i diversi criteri ermeneutici letterale, sistematico e della ratio legis, fornendo peraltro argomentazioni che possono essere lette in chiave generale quanto ai giudizi in materia di protezione internazionale
13 settembre 2018
Sequestro diretto e sequestro di valore: il caso della Lega Nord
Sequestro diretto e sequestro di valore: il caso della Lega Nord
di Federico Piccichè
Nota a Cass. Pen., Sez. 2, Sent. 12 aprile 2018 (dep. 21 giugno 2018), n. 28855, Pres. Cammino, Rel. Beltrani
23 luglio 2018
Il giudice nel silenzio della legge: riconosciuta la doppia maternità in applicazione diretta della legge sulla procreazione assistita
Il giudice nel silenzio della legge: riconosciuta la doppia maternità in applicazione diretta della legge sulla procreazione assistita
di Luca Giacomelli
Per la prima volta è stato disposto che l’ufficiale di stato civile è obbligato a firmare l’atto di nascita del bambino riconoscendo la doppia maternità sin dall’inizio. Questo alla luce di un’interpretazione costituzionalmente conforme della legge n. 40 del 2004 sulla procreazione medicalmente assistita. Al giudice non interessa il modo in cui è nato il minore, ma solo garantire la tutela dei suoi diritti
11 luglio 2018
La rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale. Riflessioni a margine della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1117/2018
La rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale. Riflessioni a margine della sentenza della Corte di appello di Bari n. 1117/2018
di Alessandra Favi
La sentenza in commento permette di svolgere alcune brevi riflessioni circa la rilevanza dell’appello e dell’audizione nel procedimento di protezione internazionale, oggetto di profonda revisione ad opera della l. n. 46/2017. Punto di riferimento dell’analisi è il diritto fondamentale ad una tutela giurisdizionale effettiva sancito all’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea
9 luglio 2018
La legittimazione del pm alla presentazione dell’istanza di fallimento: stato dell’arte e prospettive di riforma
La legittimazione del pm alla presentazione dell’istanza di fallimento: stato dell’arte e prospettive di riforma
di Raffaella Brogi
Il decreto in commento costituisce l’occasione per fare il punto sull’attuale disciplina della legittimazione del pm alla richiesta di fallimento anche alla luce delle riforme del diritto concorsuale, preannunciate dalla legge 19 ottobre 2017, n. 155 (Delega al Governo per la riforma delle discipline della crisi di impresa e dell'insolvenza)
4 luglio 2018
Diritto dell’Ue e soggiorno del richiedente protezione internazionale in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione: qualche osservazione a margine dell’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano (n. 44718/2017)
Diritto dell’Ue e soggiorno del richiedente protezione internazionale in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione: qualche osservazione a margine dell’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano (n. 44718/2017)
di Adelina Adinolfi
Il diritto dell’Unione europea incide sulle norme processuali nazionali attraverso una pluralità di fonti: atti normativi che, pur in assenza di un’armonizzazione complessiva, pongono alcune regole relative a specifici settori, principi enunciati dalla Corte di giustizia, nonché la Carta dei diritti fondamentali. L’incidenza di tali fonti sull’ordinamento interno è talora incerta, in relazione sia al campo di applicazione sia ai contenuti; non è facile, infatti, declinare in regole concrete l’obbligo generale degli Stati membri di assicurare la tutela giurisdizionale effettiva nei settori disciplinati dal diritto dell’Unione. Tali difficoltà interpretative sono ben evidenziate dall’ordinanza di rinvio pregiudiziale del Tribunale di Milano riguardo alla controversa questione del diritto del richiedente protezione internazionale di soggiornare nello Stato in attesa dell’esito del ricorso in Cassazione. L’ordinanza costituisce l’occasione per mettere in luce le possibili interpretazioni di alcune norme dell’Unione rilevanti per la questione considerata, avvalorando l’opportunità di ottenere un chiarimento da parte della Corte di giustizia
29 giugno 2018