home search menu
CEDU, Caso Avotinis c. Lettonia
Osservatorio internazionale / Europa
CEDU, Caso Avotinis c. Lettonia
di Alice Pisapia
Prof. a contratto di Diritto dell’Unione Europea, Università degli Studi dell’Insubria e Avvocato Foro di Milano
La Grande Camera della Corte Edu respinge il ricorso presentato da un cittadino lettone per violazione dell’art. 6, par. 1 CEDU, nell’ambito di un giudizio di riconoscimento ed esecuzione di una sentenza straniera disciplinato dal diritto dell’Unione europea

Sentenza della Corte EDU (Grande Camera) 23 maggio 2016, rich. nn. 17502/2007, Avotiņš c. Lettonia

Oggetto: Violazione dell’art. 6, par. 1 CEDU – Mutuo riconoscimento delle decisioni straniere nello spazio giudiziario europeo – Principio della protezione equivalente “bosphorus

Nel 1999 il ricorrente, sig. Peteris Avotiņš, consulente finanziario di nazionalità lettone, contraeva un debito con la società cipriota F.H. Ldt. L’atto di ricognizione di debito sottoscritto dal ricorrente individuava come legge applicabile quella cipriota e come tribunale competente in via non esclusiva, quello di Cipro. Nel 2003 la F.H. Ldt. iniziava un procedimento nei confronti del sig. Avotiņš dinanzi il Tribunale di Cipro, lamentando la mancata restituzione della somma. Poiché il ricorrente non risiedeva a Cipro, la società chiedeva al Tribunale di ordinare che il procedimento in corso fosse notificato al sig. Avotiņš fuori dal paese, all’indirizzo fornito dal ricorrente stesso nell’atto di ricognizione di debito. L’atto di citazione veniva notificato – e firmato – nel novembre 2003 all’indirizzo fornito dalla società cipriota. Tuttavia, la firma sulla ricevuta di consegna non sembrava corrispondere al nominativo del sig. Avotiņš, il quale ha sempre affermato di non aver mai ricevuto la citazione, negando che quell’indirizzo fosse quello corrispondente alla sua residenza o domicilio. Poiché il sig. Avotiņš non compariva in giudizio, il Tribunale cipriota emetteva nel maggio 2004 una sentenza contumaciale con la quale ordinava al ricorrente di pagare alla società F.H. Ldt. il debito contratto nel 1999. Nel febbraio 2005, la società adiva il Tribunale di Riga per ottenere il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza cipriota. Il ricorrente sostiene di essere venuto a conoscenza solo nel giugno 2006 dall’ufficiale giudiziario responsabile dell’esecuzione della sentenza cipriota dell’esistenza di tale sentenza e dell’ordinanza lettone di esecuzione della stessa. Avotiņš decideva, tuttavia, di non impugnare la pronuncia cipriota, proponendo invece ricorso avverso l’ordinanza lettone di riconoscimento ed esecuzione della sentenza. I motivi di doglianza vertevano principalmente sulla violazione del Regolamento CE n. 44/2001 (Bruxelles I), per non esser stato debitamente informato del procedimento a suo carico. Il riconoscimento e l’esecuzione della sentenza cipriota sanciti in via definitiva dalla Corte lettone sono alla base del ricorso presentato dal sig. Peteris Avotiņš innanzi alla Corte Edu per asserita violazione dell’art. 6, par. 1 della Convenzione. La Grande Camera chiamata a pronunciarsi sulla fattispecie ha escluso qualsiasi violazione della Convenzione da parte delle autorità lettoni. La sentenza in commento è di particolare interesse in quanto, come rilevato dalla stessa Corte “non è mai stato precedentemente chiesto di esaminare l’osservanza delle garanzie dell’equo processo nel contesto del riconoscimento reciproco basato sul diritto dell’Unione europea”. A tal proposito, la Corte si preoccupa di precisare che anche quando applicano il diritto dell’Unione europea, gli Stati contraenti rimangono soggetti agli obblighi internazionali che hanno assunto aderendo alla Convenzione. Tali obblighi debbono essere tuttavia valutati alla luce della presunzione stabilita dalla Corte Edu nella sentenza Bosphorus, secondo cui l’ordinamento comunitario offre un livello di protezione dei diritti umani equivalente a quello proprio del sistema della Convenzione. Tale presunzione è superabile solo mediante la messa in evidenza di una manifesta carenza di protezione del sistema europeo in un determinato settore protetto invece dalle norme convenzionali. Come noto, nell’ordinamento giuridico dell’Unione europea l’applicazione della presunzione di protezione equivalente è subordinata a due condizioni: l’assenza di margine discrezionale da parte delle autorità nazionali e l’utilizzo di tutto il potenziale del meccanismo di controllo previsto dal diritto dell’Unione europea. Con riferimento al caso Avotiņš la prima condizione risulta soddisfatta dalla circostanza che la disposizione applicata dal Tribunale lettone era contenuta in un regolamento, direttamente applicabile a tutti gli Stati membri. L’art. 34, par. 2, del Regolamento Bruxelles I consentiva, infatti, il diniego del riconoscimento o dell’esecuzione della decisione straniera soltanto entro limiti molto precisi, senza conferire alcun potere discrezionale al tribunale adito ai fini della dichiarazione di esecutività. In ordine alla seconda condizione, ovvero l’utilizzo di tutto il potenziale del meccanismo di controllo previsto dal diritto dell’Unione europea, la Corte ritiene che si debba valutare in funzione delle circostanze specifiche di ciascuna causa se il fatto che il tribunale interno adito non abbia chiesto una pronuncia pregiudiziale della Corte di Giustizia sia idoneo a precludere l’applicazione della presunzione di protezione equivalente. Nel caso di specie essa osserva che il ricorrente non ha presentato alcuno specifico argomento relativo all’interpretazione dell’art. 34, par. 2, del Regolamento Bruxelles I e alla sua compatibilità con i diritti fondamentali, che permetta di concludere che avrebbe dovuto essere richiesta la pronuncia pregiudiziale della CGUE. Anche la seconda condizione risulta pertanto soddisfatta.

In conclusione, il compito della Corte è limitato ad accertare se, nel caso di specie, la tutela dei diritti fondamentali offerta dal Tribunale lettone sia stata “manifestamente insufficiente”. Infatti, la Corte reputa che l’osservanza della Convenzione quale “strumento costituzionale dell’ordine pubblico europeo” nel campo dei diritti umani prevarrebbe sull’interesse alla cooperazione internazionale. La Corte, tuttavia, non ritiene che nel caso di specie la tutela dei diritti sanciti dalla Convenzione sia stata manifestamente insufficiente e tale da determinare la confutazione della  presunzione di protezione equivalente. Nel corso del procedimento dinanzi al Tribunale Lettone, il sig. Peteris Avotiņš ha lamentato di non aver ricevuto alcuna citazione e che non gli fosse stata notificata la sentenza cipriota, invocando i motivi di non riconoscimento previsti dall’art. 34, par. 2, del Regolamento Bruxelles I. Tale disposizione prevede espressamente che tali motivi possano essere invocati soltanto se la decisione in questione sia stata precedentemente impugnata, nella misura in cui era possibile farlo. Nel caso di specie, tuttavia, il ricorrente, pur potendo impugnare la sentenza di condanna, in forza del diritto cipriota, diritto che il sig. Avotiņš avrebbe dovuto conoscere alla luce del fatto che l’atto di ricognizione di debito era stato sottoscritto a Cipro, era disciplinato dal diritto cipriota e conteneva una clausola che conferiva la competenza ai tribunali ciprioti, di fatto si è astenuto dal coltivare il giudizio avverso l’indicata sentenza. Così facendo il ricorrente si è precluso la possibilità di far valere i motivi di non riconoscimento sanciti dal Regolamento Bruxelles I. Alla luce di ciò, la Corte non rileva alcuna violazione dei diritti garantiti dall’art. 6 par.1 della CEDU.

19 gennaio 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La Giustizia in Europa  *
di Mariarosaria Guglielmi
Non è immaginabile una cultura giuridica europea senza la giurisprudenza in tema di libertà e di diritti delle Corti europee che rappresentano la garanzia di uno strumento di verifica del rispetto dei diritti: il discorso sui diritti comprende una capacità di visione attraverso una lente in grado di cogliere uno spettro più ampio di prospettive, in un’ottica non puramente nazionale. Non vi è giudice nei confini dell’Europa che oggi non si senta giudice europeo, che non avverta il senso di un percorso irreversibile che la giurisdizione deve continuare a compiere verso l’effettiva realizzazione di un spazio comune di Giustizia
21 maggio 2019
Cedu, il primo parere consultivo su gestation pour autrui
Cedu, il primo parere consultivo su gestation pour autrui
di Francesco Buffa
Pubblicato il provvedimento della Grande Chambre ai sensi del Protocollo addizionale n. 16
2 maggio 2019
Apocalisse dello Stato di diritto in Turchia
Apocalisse dello Stato di diritto in Turchia
di Gualtiero Michelini
Con la sentenza del 16 aprile 2019, la Corte europea dei diritti umani dichiara arbitrario l’arresto del giudice costituzionale Alparslan Altan sulla base di sospetti non ragionevoli
22 aprile 2019
Cedu, pillole di gennaio
Cedu, pillole di gennaio
di Marika Ikonomu* e Maria Giuliana Civinini**
Le più interessanti pronunce emesse dalla Corte di Strasburgo a gennaio 2019: suicidio e diritto alla vita, educazione pubblica, interesse del minore e collocamento temporaneo
5 aprile 2019
La tutela del dibattito politico al di là delle immunità
La tutela del dibattito politico al di là delle immunità
di Giampiero Buonomo
Con il ricorso all'articolo 18 Cedu la Corte di Strasburgo ha dato tutela al turco Demirtaş ed al russo Navalny, i principali oppositori ai confini orientali dell’Europa. La condanna di processi “a fine mascherato” evidenzia che la libertà del dibattito politico è il cuore della società democratica
20 febbraio 2019
CEDU, pillole di dicembre
CEDU, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a dicembre 2018
15 febbraio 2019
L’arbitrato sportivo internazionale visto da Strasburgo
L’arbitrato sportivo internazionale visto da Strasburgo
di Luigi Dalle Donne
Nel caso Mutu e Pechstein c. Svizzera, la Cedu ha affrontato il tema dell’arbitrato sportivo internazionale e dell’applicabilità delle garanzie dell’articolo 6 della Convenzione europea dei diritti dell’uomo alle procedure davanti al Tribunale arbitrale dello sport
4 febbraio 2019
CEDU, pillole di novembre
CEDU, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a novembre 2018
1 febbraio 2019
Il Protocollo di dialogo fra Alte corti italiane, Csm e Corte Edu a confronto con il Protocollo n. 16 annesso alla Cedu. Due prospettive forse inscindibili
Il Protocollo di dialogo fra Alte corti italiane, Csm e Corte Edu a confronto con il Protocollo n. 16 annesso alla Cedu. Due prospettive forse inscindibili
di Roberto Giovanni Conti
Un’analisi ragionata sul valore e l’efficacia dei Protocolli d’intesa conclusi fra le Alte Corti nazionali e la Corte Edu, prima dell’entrata in vigore del Protocollo n. 16 annesso alla Cedu, consente all’Autore di riflettere sulla portata dei diversi strumenti che vedono a vario titolo coinvolti i giudici nazionali e sovranazionali, oltre al Consiglio superiore della magistratura
30 gennaio 2019
Casi Amanda Knox e Ilva, dalla Cedu doppia condanna per l'Italia
Casi Amanda Knox e Ilva, dalla Cedu doppia condanna per l'Italia
di Emma Rizzato
La Corte europea dei diritti dell’uomo ha pronunciato in data 24 gennaio 2018, all’unanimità, due sentenze contro l’Italia, su casi di notevole impatto mediatico, decidendo sui ricorsi presentati nel 2013 da Knox e tra il 2013 ed il 2015 da Cordella e altri
24 gennaio 2019
Newsletter


Fascicolo 1/2019
Populismo e diritto
Osservatorio internazionale
La Giustizia in Europa  *
di Mariarosaria Guglielmi
Non è immaginabile una cultura giuridica europea senza la giurisprudenza in tema di libertà e di diritti delle Corti europee che rappresentano la garanzia di uno strumento di verifica del rispetto dei diritti: il discorso sui diritti comprende una capacità di visione attraverso una lente in grado di cogliere uno spettro più ampio di prospettive, in un’ottica non puramente nazionale. Non vi è giudice nei confini dell’Europa che oggi non si senta giudice europeo, che non avverta il senso di un percorso irreversibile che la giurisdizione deve continuare a compiere verso l’effettiva realizzazione di un spazio comune di Giustizia
21 maggio 2019
L’Europa dei diritti e le migrazioni. Le norme e la realtà
L’Europa dei diritti e le migrazioni. Le norme e la realtà
di Elena Paciotti
Con la pubblicazione dell’intervento di Elena Paciotti al seminario su “L’Europa dei diritti e le migrazioni”, tenutosi alla Fondazione Basso il 15 maggio scorso, la redazione di Questione Giustizia on-line intende offrire ai lettori una serie di spunti di riflessione in vista delle elezioni del Parlamento europeo del 26 maggio 2019. I contributi che verranno pubblicati quotidianamente in questa settimana intendono porre in luce alcuni aspetti cruciali della posta in gioco e degli scenari europei che si apriranno con la nuova legislatura nell’Europa integrata dei diritti. Buona lettura!
20 maggio 2019
Pillole di CGUE, primo trimestre 2019
Pillole di CGUE, primo trimestre 2019
di Francesco Buffa* e Salvatore Centonze**
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse nel primo trimestre 2019
17 maggio 2019
Cedu, il primo parere consultivo su gestation pour autrui
Cedu, il primo parere consultivo su gestation pour autrui
di Francesco Buffa
Pubblicato il provvedimento della Grande Chambre ai sensi del Protocollo addizionale n. 16
2 maggio 2019
L’International Criminal Court e l’ipocrisia della comunità internazionale
L’International Criminal Court e l’ipocrisia della comunità internazionale
di Filippo Aragona
La giustizia penale internazionale è ormai paralizzata da comportamenti protervi che danno luogo ad una politica del double standard: la Corte penale internazionale è supportata se si occupa di Stati sottosviluppati e deboli, mentre è boicottata se avvia indagini su crimini di guerra e contro l’umanità commessi da cittadini di Stati potenti e ricchi
26 aprile 2019
Apocalisse dello Stato di diritto in Turchia
Apocalisse dello Stato di diritto in Turchia
di Gualtiero Michelini
Con la sentenza del 16 aprile 2019, la Corte europea dei diritti umani dichiara arbitrario l’arresto del giudice costituzionale Alparslan Altan sulla base di sospetti non ragionevoli
22 aprile 2019