home search menu
CEDU, pillole di gennaio
Osservatorio internazionale / Europa
CEDU, pillole di gennaio
di Alice Pisapia
Prof. a contratto Diritto UE per l'impresa e Diritto europeo della concorrenza Università dell’Insubria e Avvocato Foro di Milano
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a gennaio 2017: Principio di non discriminazione, diritto alle visite coniugali per i detenuti in custodia cautelare (Romania); Diritto alla libertà di espressione, proporzionalità della sanzione (Grecia)

La Corte Edu accoglie il ricorso presentato da una detenuta rumena per violazione dell’art. 8, in combinato disposto con l’art. 14 Cedu, nell’ambito di un giudizio volto ad ottenere il riconoscimento del diritto a visite coniugali in carcere anche per i detenuti in stato di custodia cautelare.

Sentenza della Corte Edu (Sezione Quarta) 17 gennaio 2017, rich. n. 41773/09, Crăiţă c. Roumanie

Oggetto: Violazione dell’art. 8 in combinato disposto con l’art. 14 Cedu – Diritto al rispetto della vita privata e familiare – Principio di non discriminazione – Diritto alle visite coniugali per i detenuti in custodia cautelare

In data 6 settembre 2007, la ricorrente, accusata di frode, è stata detenuta in custodia cautelare nel carcere di Galaţi. Il suo compagno, anche lui accusato, è stato detenuto in custodia cautelare nella stessa prigione. La coppia aveva il diritto di incontrarsi in cabine dotate di dispositivo di separazione in vetro. In data 5 agosto 2008, la ricorrente ha richiesto di poter ricevere visite coniugali mensili, ma tale richiesta è stata respinta da parte del direttore del carcere. La ricorrente ha impugnato tale decisione e ne è seguita una vicenda processuale conclusasi nel 2011, con la conferma della decisione impugnata, in quanto, in forza della normativa interna applicabile, solo i detenuti condannati – e non quelli in custodia cautelare – avevano diritto a visite coniugali. Nel frattempo, in data 18 giugno 2010, la ricorrente era stata condannata a tredici anni di prigione per frode. Tuttavia, invocando l’art. 8 della Convenzione, la ricorrente ritiene che la privazione delle visite coniugali mensili, subita per la sola ragione di essere in custodia cautelare, abbia costituito una violazione del suo diritto al rispetto della propria vita privata e familiare.

La Corte ritiene di esaminare l’asserita violazione dell’art. 8 della Cedu in combinato disposto con l’art. 14, ravvisando nel ricorso presentato dalla ricorrente la denuncia di un trattamento discriminatorio tra detenuti condannati e detenuti in custodia cautelare.

La Corte evidenzia che, nel caso di specie, il periodo compreso tra la prima richiesta di visita coniugale e la data della condanna è stato di più di un anno e dieci mesi, termine questo identico a quello ravvisato dalla Corte nell’analogo caso Costel Gaciu c. Romania (n. 39633/10, par. 24-26, 23 giugno 2015). Nella pronuncia da ultimo citata, la Corte ha riconosciuto la violazione della Convenzione, laddove le autorità nazionali – che avevano respinto la domanda senza esaminare la specifica situazione della ricorrente, sul principale motivo che il diritto nazionale escludeva le persone in custodia dall’esercizio del diritto di visite coniugali – non avevano fornito una giustificazione obiettiva e ragionevole per un trattamento diverso in relazione a persone condannate, agendo così in modo discriminatorio.

È vero che, nel caso Craita c. Romania, il governo ha addotto altri fatti che potrebbero giustificare il rifiuto di visite coniugali, tra cui, la non trascurabile circostanza che il marito della ricorrente era un co-imputato nello stesso processo e che, pertanto, l'autorizzazione a visite coniugali avrebbe potuto costituire una minaccia per il regolare svolgimento delle indagini.

Tuttavia, la Corte rileva che questi argomenti non sono stati sollevati dal direttore del carcere per giustificare il rifiuto alle visite coniugali, in quanto l’unico motivo addotto è stato il divieto ex lege. Conseguentemente, la Corte non può tener conto dei fatti e argomenti diversi da quelli discussi dalle parti dinanzi ai giudici nazionali e su cui questi ultimi hanno basato le loro decisioni.

Rilevando, quindi, che, come nel caso Costel Gaciu, la ricorrente è stata privata per un lungo periodo della possibilità di godere delle visite coniugali mensili e che il diniego è stato giustificato unicamente in base al divieto legislativo previsto per le persone in custodia cautelare, la Corte conclude che, anche in questo caso, vi è stata una violazione dell’art. 8 in combinato disposto con l’art. 14 della Cedu.

La Corte Edu torna a pronunciarsi sui limiti del diritto alla libertà di espressione e condanna la Grecia per violazione dell’art. 10 Cedu

Sentenza della Corte EDU (Sezione Prima) 19 gennaio 2017, rich. nn. 52137/12, Kapsis et Danikas c. Grèce

Oggetto: Violazione dell’art. 10 Cedu – Diritto alla libertà di espressione – Il requisito dell’ingerenza necessaria in una società democratica – Proporzionalità della sanzione

I ricorrenti, giornalista ed ex direttore del quotidiano greco Ta Nea e giornalista ed editorialista dello stesso giornale, erano stati condannati in maniera definitiva a pagare in solido la somma di 30.000 euro per i danni morali sofferti da un’attrice – che da poco aveva assunto una carica politica – definita «totalmente sconosciuta» in un articolo. I ricorrenti lamentano una violazione del loro diritto alla libertà di espressione, invocando l’art. 10 della Convenzione.

A parere della Corte, non è in discussione che la condanna dei ricorrenti abbia costituito un’ingerenza nell’esercizio della libertà di espressione garantito dall’art. 10 par. 1 della Convenzione, ma occorre valutare la legittimità di tale ingerenza, ai sensi dei requisiti previsti dal successivo par. 2. Nel caso di specie, è pacifico che l’ingerenza fosse prevista dalla legge e che perseguisse uno scopo legittimo, cioè la protezione della reputazione e dei diritti altrui. Compito della Corte è, quindi, verificare se l’ingerenza fosse anche «necessaria in una società democratica». Sul punto, la Corte preliminarmente sottolinea l’importante ruolo ricoperto dalla stampa in una società democratica («cane da guardia»), che legittima il ricorso anche ad un grado di esagerazione (si v. Gawęda c. Polonia, n. 26229/95, par. 34, Cedu 2002-II). La Corte ricorda, poi, che i limiti della critica verso una figura politica sono più ampi rispetto a quelli concessi alla critica di un privato cittadino. Infatti, a differenza di quest’ultimo, il primo si espone inevitabilmente e coscientemente ad un controllo attivo, tanto da parte della stampa che da parte della collettività nel suo complesso. Tale circostanza richiede una maggior tolleranza nella valutazione del presupposto della necessità. La Corte, calati i predetti principi nel caso di specie, ritiene che la frase «totalmente sconosciuto», letta nel suo contesto, rappresenti un giudizio di valore, non suscettibile di essere provato, benché non priva di un fondamento fattuale, in quanto era ben vero che l’attrice non aveva ricoperto alcuna carica pubblica in passato. Secondo i giudici di Strasburgo l’articolo in questione non si proponeva di veicolare informazioni veritiere sull’attrice, ma faceva parte di una rubrica concernente i retroscena della vita politica, che, come spesso accade, si caratterizzava per un tono satirico. La Corte rileva, quindi, che i tribunali nazionali hanno valutato la frase asseritamente offensiva al di fuori del contesto in cui era stata scritta. In particolare, i giudici nazionali non hanno valutato i successivi commenti piuttosto favorevoli espressi dal giornalista riguardo la nomina dell’attrice. Nella sentenza in commento la Corte afferma che non compete ai giudici nazionali indicare ad un giornalista lo stile da utilizzare nell’esercizio del diritto di critica. Questi ultimi sono, infatti, chiamati unicamente a verificare se l’interesse del pubblico e i propositi dell’autore della frase contestata giustificavano il ricorso a un tono provocatorio. A tal proposito, viene evidenziato che l’attrice era stata chiamata ad espletare funzioni pubbliche e, pertanto, non poteva considerarsi immune dalle critiche della stampa. In una società democratica, è ben prevedibile che la vita privata dei politici possa diventare oggetto di un dibattito d’interesse generale.

Infine, la Corte censura il comportamento dei giudici nazionali che, nel quantificare la sanzione, hanno considerato solo elementi generali, senza condurre un’analisi della specifica situazione finanziaria dei ricorrenti. Le sanzioni, infatti, quand’anche legittime, se non sono proporzionate, possono finire per dissuadere la stampa e i giornalisti dallo svolgere il compito di informazione e di controllo che gli appartiene (v. Letria Conceição c. Portogallo, n. 4049/08, par. 43; SA e altri c. Portogallo, n. 39324/07, par. 55; Monnat c. Svizzera, n. 73604/01, par. 70). Alla luce delle esposte considerazioni, la Corte Edu ha ritenuto illegittimo il provvedimento emesso nei confronti dei ricorrenti, accertando nel caso di specie la violazione dell’art. 10 della Cedu.

24 marzo 2017
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
di Emilio Gatti
La raccolta a fini investigativi e la conservazione dei profili genetici pone delicati problemi di compatibilità delle esigenze investigative con il diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dall’art. 8 della Cedu soprattutto nei confronti di individui indagati ma poi assolti con sentenza definitiva. Il contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’obbligo di creare una banca dati nazionale del Dna stabilito dal Trattato di Prüm e le soluzioni adottate dal legislatore italiano che paiono rispettose dei principi convenzionali e costituzionali, in attesa di verificare la correttezza delle prassi applicative
6 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
di Francesco Luigi Gatta
Con le due sentenze Şahin Alpay e Mehmet Hasan Altan del 20 marzo 2018, la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la violazione da parte della Turchia del diritto alla libertà personale e alla libertà di espressione di due giornalisti posti in detenzione per aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo. La Corte di Strasburgo va però oltre la vicenda dei due singoli ricorrenti, riconoscendo l’esistenza di gravi e diffusi problemi di rispetto dei diritti umani nell’ordinamento turco, soprattutto in riferimento alla libertà di esprimere il proprio dissenso, elemento che, si sottolinea con forza, rappresenta una caratteristica essenziale e irrinunciabile di una società democratica.
9 aprile 2018
CEDU, pillole di gennaio
CEDU, pillole di gennaio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a gennaio 2018
4 aprile 2018
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
di Nicola Colaianni
Osservazioni sulla sentenza della Corte europea dei diritti umani (Sekmadienis Ltd. v. Lithuania) sul caso della pubblicità a sfondo religioso utilizzata da un’azienda lituana
1 marzo 2018
CEDU, pillole di dicembre
CEDU, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a dicembre 2017
26 febbraio 2018
CEDU, pillole di novembre
CEDU, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a novembre 2017
8 febbraio 2018
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Oggi a Strasburgo, si celebra l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tra gli ospiti il presidente della Corte di giustizia europea, Koen Lenaerts.
26 gennaio 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Osservatorio internazionale
Gli accordi con la Libia e la lotta ai trafficanti*
di Lucia Tria
Le raccapriccianti violenze e le spaventose violazioni dei diritti umani che si consumano nelle prigioni libiche per migranti non si possono più ignorare. Si tratta di fenomeni che hanno origini lontane e che sono stati favoriti dagli errori commessi dall’Ue nell’affrontare il tema dell’immigrazione. Ridefinire il Sistema comune di asilo europeo, con riguardo sia all’ingresso che al soggiorno dei migranti, sembra, ormai, scelta non più differibile anche se non è chiara la direzione delle attuali iniziative delle istituzioni Ue
11 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
di Nello Rossi
Il drammatico e infinito conflitto tra israeliani e palestinesi è caratterizzato da una costante: l’oppressione e la repressione dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Ma, accanto a questa tragica “costante”, che ha avuto un nuovo picco nei massacri di questi mesi, si sta verificando un fatto nuovo e diverso, e cioè la creazione di due diritti differenti per i due popoli che vivono in quell’area del mondo? Si è di fronte alla istituzionalizzazione, a danno dei palestinesi, di un vero e proprio regime di apartheid, bollato come un crimine dalle Convenzioni internazionali? L’articolo tenta di rispondere a questo interrogativo attraverso l’analisi dei molteplici comportamenti vessatori e discriminatori posti in essere dalle autorità israeliane e della “mens rea” del crimine di apartheid alla luce del diritto internazionale.
23 maggio 2018
CGUE, pillole di marzo
CGUE, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a marzo 2018
18 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
di Nicola Colaianni
La Corte di giustizia si occupa per la prima volta dell’art. 4, par. 2, della direttiva 2000/78/CE sui limiti dell’esenzione delle organizzazioni di tendenza religiosa dal divieto di discriminazioni di carattere religioso in materia di lavoro. A fronte di un ordinamento come quello tedesco, che ha dato attuazione piuttosto blanda alla direttiva favorendo ampiamente l’autonomia confessionale e limitando conseguentemente il controllo giurisdizionale alla mera plausibilità del provvedimento confessionale, Corte giust. 17 aprile 2018, causa C-414/16 opta per l’interpretazione rigorosa del carattere essenziale, legittimo e giustificato del nesso tra mansioni del lavoratore e attività dell’ente, da accompagnare con l’applicazione del principio di proporzionalità (dalla stessa direttiva non richiamato espressamente). Il riconoscimento di una cognizione piena ed esauriente da parte del giudice consente una valutazione oggettiva, e non spiritualistica, del rapporto tra lavoro e tendenza in direzione di una tutela più efficace dei cittadini da discriminazioni di carattere religioso.
3 maggio 2018