home search menu
CEDU, pillole di marzo
Osservatorio internazionale / Europa
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia* e Pier Francesco Poli**
* Prof. a contratto di Diritto UE Univ. Dell’Insubria e Avvocato Foro di Milano
**Dottore di ricerca in Diritto e Procedura Penale e Avvocato Foro di Milano
I casi affrontati dalla Corte: uccisione da parte della polizia di soggetto erroneamente scambiato per terrorista (Inghilterra), sanzioni penali a un giornalista (Svizzera), utilizzo come prova di una registrazione di comunicazioni telefoniche (Regno Unito)

Nessuna violazione dell’art 2 CEDU per l’Inghilterra in conseguenza dell’uccisione da parte delle forze di polizia di un soggetto scambiato per terrorista.

Sentenza della Corte EDU (Grande Camera) 30 marzo 2016, rich. nn. 5878/2008, Armani da Silva c. Inghilterra

Oggetto: Uccisione di soggetto erroneamente scambiato per terrorista – Mancata condanna dei responsabili – Violazione sostanziale e procedurale dell’art. 2 CEDU – Insussistenza – Importance level 2

La ricorrente è cugina di un soggetto ucciso in quanto erroneamente scambiato per un terrorista successivamente ad alcuni attentati commessi dentro la metropolitana di Londra. Lamenta, in particolare, che l’uso della forza da parte delle autorità non sarebbe stato necessario ai sensi dell’art. 2 CEDU nonché che le indagini svolte nei confronti degli agenti della Polizia che avevano tenuto le condotte letali successivamente ai fatti non sarebbero state effettive e non avrebbero assicurato l’accertamento della verità. La Corte rigetta il ricorso.

Quanto alla violazione sostanziale dell’art. 2 CEDU, ritengono infatti i giudici di Strasburgo che il vaglio sulla necessità dell’uso della forza debba essere compiuto non solamente da un punto di vista oggettivo – ossia della reale situazione esistente – ma anche da un punto di vista soggettivo, ossia guardando a ciò che l’agente si rappresentava in relazione alla situazione concreta; trattandosi di fatti svoltisi negli attimi successivi agli attentati ritiene la Corte che l’errore di persona appariva giustificabile e pertanto non ritiene violato tale profilo.

Quanto al profilo procedurale, poi, i giudici di Strasburgo non ritengono neppure violate le disposizioni convenzionali sulla base della circostanza che risultava che le indagini erano state affidate ad un’autorità indipendente che aveva raccolto un gran numero di prove e informato costantemente i familiari del deceduto degli avvenimenti e che, all’esito delle indagini, aveva deciso di non procedere sulla base del fatto che riteneva non probabile la condanna degli agenti.

 

La Svizzera condannata a Strasburgo per aver sanzionato penalmente un giornalista in relazione alla divulgazione di notizie coperte da segreto istruttorio.

Sentenza della Corte EDU (Grande Camera) 29 marzo 2016, rich. nn. 20261/2012, Bédat c. Svizzera

Oggetto: Pubblicazione da parte di un giornalista di notizie coperte da segreto istruttorio –  Condanna penale ad una multa – Violazione dell’art. 10 CEDU – Sussistenza – Importance level 2

La ricorrente è una giornalista condannata penalmente in Svizzera al pagamento di una sanzione pecuniaria per aver pubblicato su una testata giornalistica notizie afferenti ad un’indagine penale coperte da segreto istruttorio e concernenti un incidente stradale nel quale erano decedute tre persone. Lamenta che la condanna al pagamento di un’ammenda avrebbe costituito una limitazione non necessaria alla libertà di espressione garantita in particolare per quanto concerne la stampa altresì dall’esigenza di non limitare la possibilità per i giornalisti di diffondere notizie di interesse pubblico.

La Corte accoglie il ricorso sulla base dei propri precedenti in materia, ritenendo che la condanna penale, ancorché ad una somma modica di denaro, avrebbe potuto comportare una dissuasione da parte della stampa dalla diffusione di notizie di interesse pubblico, epilogo assolutamente da evitare per la tutela dell’interesse collettivo.

 

Nessuna condanna per il Regno Unito per avere utilizzato come prova delle registrazioni di comunicazioni telefoniche di un soggetto non comparso a processo.

Sentenza della Corte EDU (Quinta sezione) 31 marzo 2016, rich. nn. 55287/2010, Seton c. Regno Unito

Oggetto: Utilizzo come prova di una registrazione di un soggetto non comparso a processo –– Violazione dell’art. 6 par. 1 CEDU in combinato disposto con l’art. 6 par. 3 CEDU lett. d (diritto all’equo processo mediante la convocazione e l’esame dei testimoni) – Insussistenza – Importance level 3

Il ricorrente è un soggetto condannato a trent’anni di reclusione per varie ipotesi di reato tra cui traffico di stupefacenti e armi. Lamenta che nel corso del processo che lo ha visto imputato siano state fatte entrare come prove a carico delle registrazioni di comunicazioni telefoniche di un altro soggetto il quale poi non era stato chiamato a rendere testimonianza all’interno del processo.

La Corte rigetta il ricorso, osservando che il peso di quelle registrazioni nell’economia della condanna inflitta al ricorrente non era stato decisivo risultando il compendio probatorio che aveva fondato la sua condanna del tutto significativo anche in assenza dell’ammissione di tale prova.

 

13 luglio 2016
Se ti piace questo articolo e trovi interessante la nostra rivista, iscriviti alla newsletter per ricevere gli aggiornamenti sulle nuove pubblicazioni.
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
La Banca dati nazionale del Dna e la salvaguardia del diritto al rispetto della vita privata del singolo
di Emilio Gatti
La raccolta a fini investigativi e la conservazione dei profili genetici pone delicati problemi di compatibilità delle esigenze investigative con il diritto al rispetto della vita privata e familiare previsto dall’art. 8 della Cedu soprattutto nei confronti di individui indagati ma poi assolti con sentenza definitiva. Il contributo ripercorre la giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, l’obbligo di creare una banca dati nazionale del Dna stabilito dal Trattato di Prüm e le soluzioni adottate dal legislatore italiano che paiono rispettose dei principi convenzionali e costituzionali, in attesa di verificare la correttezza delle prassi applicative
6 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
Il Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu è pronto per entrare in vigore
di Francesco Buffa
Il 12 aprile scorso, con la ratifica ad opera della Francia, si è perfezionato l’iter del Protocollo n. 16 addizionale alla Convenzione Edu ed il Protocollo può entrare in vigore con decorrenza dal 1° agosto prossimo. Il Protocollo introduce il nuovo istituto del parere consultivo, che i giudici nazionali superiori possono chiedere alla Corte Edu in merito a questioni di principio riguardanti l'interpretazione o l'applicazione dei diritti e delle libertà stabiliti nella Convenzione. La prassi chiarirà l’effettiva utilità ed opportunità del ricorso al nuovo strumento.
2 maggio 2018
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
Detenzione di giornalisti e repressione della libertà di espressione: da Strasburgo un chiaro messaggio alla Turchia, ma verrà ascoltato?
di Francesco Luigi Gatta
Con le due sentenze Şahin Alpay e Mehmet Hasan Altan del 20 marzo 2018, la Corte europea dei diritti dell’uomo dichiara la violazione da parte della Turchia del diritto alla libertà personale e alla libertà di espressione di due giornalisti posti in detenzione per aver espresso opinioni critiche nei confronti del governo. La Corte di Strasburgo va però oltre la vicenda dei due singoli ricorrenti, riconoscendo l’esistenza di gravi e diffusi problemi di rispetto dei diritti umani nell’ordinamento turco, soprattutto in riferimento alla libertà di esprimere il proprio dissenso, elemento che, si sottolinea con forza, rappresenta una caratteristica essenziale e irrinunciabile di una società democratica.
9 aprile 2018
CEDU, pillole di gennaio
CEDU, pillole di gennaio
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a gennaio 2018
4 aprile 2018
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
Quando la libertà prevale sulla morale: la pubblicità
di Nicola Colaianni
Osservazioni sulla sentenza della Corte europea dei diritti umani (Sekmadienis Ltd. v. Lithuania) sul caso della pubblicità a sfondo religioso utilizzata da un’azienda lituana
1 marzo 2018
CEDU, pillole di dicembre
CEDU, pillole di dicembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a dicembre 2017
26 febbraio 2018
CEDU, pillole di novembre
CEDU, pillole di novembre
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a novembre 2017
8 febbraio 2018
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Corte europea dei diritti dell'uomo, pubblicato il Rapporto 2017
Oggi a Strasburgo, si celebra l'inaugurazione dell'anno giudiziario. Tra gli ospiti il presidente della Corte di giustizia europea, Koen Lenaerts.
26 gennaio 2018
Newsletter


Fascicolo 2/2018
L’ospite straniero.
La protezione internazionale
nel sistema multilivello di tutela
dei diritti fondamentali
Osservatorio internazionale
Gli accordi con la Libia e la lotta ai trafficanti*
di Lucia Tria
Le raccapriccianti violenze e le spaventose violazioni dei diritti umani che si consumano nelle prigioni libiche per migranti non si possono più ignorare. Si tratta di fenomeni che hanno origini lontane e che sono stati favoriti dagli errori commessi dall’Ue nell’affrontare il tema dell’immigrazione. Ridefinire il Sistema comune di asilo europeo, con riguardo sia all’ingresso che al soggiorno dei migranti, sembra, ormai, scelta non più differibile anche se non è chiara la direzione delle attuali iniziative delle istituzioni Ue
11 giugno 2018
CEDU, pillole di marzo
CEDU, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte Edu emesse a marzo 2018
25 maggio 2018
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
Israeliani e palestinesi: dalla repressione all’apartheid?
di Nello Rossi
Il drammatico e infinito conflitto tra israeliani e palestinesi è caratterizzato da una costante: l’oppressione e la repressione dello Stato di Israele nei confronti del popolo palestinese. Ma, accanto a questa tragica “costante”, che ha avuto un nuovo picco nei massacri di questi mesi, si sta verificando un fatto nuovo e diverso, e cioè la creazione di due diritti differenti per i due popoli che vivono in quell’area del mondo? Si è di fronte alla istituzionalizzazione, a danno dei palestinesi, di un vero e proprio regime di apartheid, bollato come un crimine dalle Convenzioni internazionali? L’articolo tenta di rispondere a questo interrogativo attraverso l’analisi dei molteplici comportamenti vessatori e discriminatori posti in essere dalle autorità israeliane e della “mens rea” del crimine di apartheid alla luce del diritto internazionale.
23 maggio 2018
CGUE, pillole di marzo
CGUE, pillole di marzo
di Alice Pisapia
Le più interessanti pronunce della Corte del Lussemburgo emesse a marzo 2018
18 maggio 2018
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
La Dichiarazione di Copenaghen sull’avvenire della Corte Edu
di Emma Rizzato
Gli Stati membri del Consiglio d’Europa hanno discusso, sotto la presidenza danese, del futuro del sistema convenzionale e formulato raccomandazioni con l'obiettivo di garantire maggiore qualità e efficienza ai meccanismi nazionali di protezione dei diritti umani e all'azione della Cedu
14 maggio 2018
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
Divieto di discriminazione religiosa sul lavoro e organizzazioni religiose
di Nicola Colaianni
La Corte di giustizia si occupa per la prima volta dell’art. 4, par. 2, della direttiva 2000/78/CE sui limiti dell’esenzione delle organizzazioni di tendenza religiosa dal divieto di discriminazioni di carattere religioso in materia di lavoro. A fronte di un ordinamento come quello tedesco, che ha dato attuazione piuttosto blanda alla direttiva favorendo ampiamente l’autonomia confessionale e limitando conseguentemente il controllo giurisdizionale alla mera plausibilità del provvedimento confessionale, Corte giust. 17 aprile 2018, causa C-414/16 opta per l’interpretazione rigorosa del carattere essenziale, legittimo e giustificato del nesso tra mansioni del lavoratore e attività dell’ente, da accompagnare con l’applicazione del principio di proporzionalità (dalla stessa direttiva non richiamato espressamente). Il riconoscimento di una cognizione piena ed esauriente da parte del giudice consente una valutazione oggettiva, e non spiritualistica, del rapporto tra lavoro e tendenza in direzione di una tutela più efficace dei cittadini da discriminazioni di carattere religioso.
3 maggio 2018